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ENOTECA DEL PIEMONTE: GIUSTIZIA È FATTA

Maurizio Gily
Come vivere felici con i soldi degli altri

NOTA DEL 5 OTTOBRE 2010: A seguito di questo articolo ho ricevuto una lettera di diffida da parte dell’avvocato Simonelli, legale di Pier Domenico Garrone. Mi intima di cancellare l’articolo rilevando in esso inesattezze e frasi diffamatorie. Come ho scritto nella mia risposta allo studio legale, benché le mie fonti siano attendibili mi impegno ad un’ulteriore verifica, e a rettificare nei prossimi giorni eventuali particolari inesatti: anche se dubito che ciò possa cambiare tanto il quadro generale quanto il giudizio sull’operato dell’ente.
Non posso accettare l’intimazione a rimuovere l’articolo, ma pubblico integralmente la lettera dell’avvocato a difesa dell’ ex- presidente Garrone, scaricabile da qui:


Diffida Avv. Simonelli  Diffida Avv. Simonelli   (57 KB)
   



Per chi non ricorda il caso riepiloghiamo brevemente: in Piemonte qualcuno (ma chi? Nessuno si prende più il merito…) ebbe la bella idea, un po’ di anni fa, forse era il 2001, di costituire un consorzio tra le enoteche regionali con funzione di promozione della rete e, in generale, del vino piemontese, con il nome Enoteca del Piemonte, anche se un’Enoteca non lo fu mai. Era allora presidente della Regione l’On. Enzo Ghigo. All’Enoteca del Piemonte, dopo pochi anni di vita e molte spese effettuate, in modo più o meno efficace dal punto di vista promozionale, il collegio dei revisori dei conti, su segnalazione di alcuni soci, accertò una serie impressionante di irregolarità: una contabilità pressoché inesistente, una serie di spese senza copertura, imposte e contributi non versati e, per finire, movimenti poco chiari di soldi verso le tasche di qualcuno. La magistratura venne informata, diverse persone indagate, e l’ente commissariato: lasciava in eredità una fila di creditori infuriati, a cui per statuto avrebbero dovuto rispondere, e in buona parte risposero, gli sventurati presidenti delle enoteche regionali con i loro magri bilanci. L’encomiabile lavoro svolto dal liquidatore Berzia consentì di limitare i danni per quanto possibile. Non fu altrettanto fortunata l’Enoteca d’Italia, altra creatura dello stesso Garrone, a quanto pare bravo a suonare il piffero anche a ministri e non solo a presidenti e assessori regionali, che versava in una situazione ancora peggiore, con un buco di alcuni milioni di euro contro i quasi due dell’Enoteca del Piemonte: ma, come se non bastasse, dopo il commissariamento ad opera dell’allora Ministro Alemanno il liquidatore di Roma veniva indagato dalla Finanza con il sospetto di aver a sua volta intascato parte dei crediti recuperati… roba che neanche nell’ultima Repubblica delle Banane. In Piemonte intanto il liquidatore Berzia, questo per fortuna di specchiata integrità (malgrado il sistema faccia di tutto per scoraggiarli, ce ne sono ancora), segnalò alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti il caso dell’ex direttore dell’ente, Piero Sarasso, su cui pesava un macigno da 80.000 euro, che la Guardia di Finanza verificò essere passati dal conto di Enoteca del Piemonte alla sua diretta disponibilità personale, secondo modalità e per scopi tutti da verificare (via, siamo garantisti).
Ora veniamo a sapere che il processo non si farà perché c’è la prescrizione del reato, e di questo avevamo già il sentore, essendo ben noto che in questo paese in galera ci vanno solo i poveracci. Ma non basta: siccome la magistratura, sia quella ordinaria che quella contabile, ha impiegato troppo tempo nell’accertare la responsabilità dell’indagato, nessuna azione di recupero nel frattempo è stata possibile, pertanto anche l’ipotesi di causa civile decade: il sig. Sarasso, che tramite i suoi avvocati aveva fatto sapere a suo tempo al liquidatore di voler collaborare, ora, visto che ciò non si rende più affatto necessario, potrà tirare un sospiro di sollievo e comprarsi finalmente la Mercedes ultimo modello che da tempo desiderava. Giustizia è fatta. Frattanto che ne è stato dell’ineffabile Pierdomenico Garrone, creativo sì, ma soprattutto nella finanza e talvolta nella sintassi? Per dovere di cronaca dobbiamo dire che alcune accuse sono cadute e non è stato dimostrato che l’ex presidente abbia tratto dal dissesto benefici personali; rimane tuttavia il principale responsabile di tale dissesto, frutto di scelte megalomani e gestione dissennata di risorse inesistenti. Che ne è dunque del geniale inventore della “prima rete europea della promozione del vino” (come si può affidare tanti soldi pubblici per la promozione a uno che dice cose simili)? Presto detto: avendo dato cotanta buona prova di sé, è diventato responsabile della comunicazione istituzionale, udite udite, non della Bocciofila della Fraschetta, ma niente meno che della società Aeroporti di Roma. In attesa, forse, del massimo della pena: un bel seggio alla Camera, e magari un posto da sottosegretario. Auguri, Presidente!